Batteriosi

 Prefazione : https://laviadelbonsai.wordpress.com/patologia-4/

BATTERIOSI : Malattia delle piante dovuta a batteri. Le specie di batteri che inducono alterazioni in piante spontanee o coltivate sono numerose; spesso una stessa specie può attaccare piante diverse.

Le b. si possono riportare a quattro tipi fondamentali:

a) marciumi molli, dovuti ad azioni enzimatiche, spesso pectolitiche (Bacillus carotovorus);

b) affezioni vascolari, dovute alla penetrazione dei batteri nei vasi conduttori, con conseguente ostruzione di questi e rapido avvizzimento della pianta (Bacillus tracheiphilus delle Cucurbitacee, altri nelle Solanacee ecc.);

c) affezioni necrotiche, dovute a batteri ad azione tossica ed enzimatica generalmente localizzata;

d) iperplasie e ipertrofie costituenti i tumori, ai quali seguono necrosi (Bacterium tumefaciens, in piante erbacee e legnose; Bacillus savastanoi, causa della rogna dell’olivo).

Alcuni autori preferiscono però classificare le b. con un criterio più biologico in base alle sedi istologiche, cioè ai tipi di tessuto in cui si insediano o alle manifestazioni morfologiche e fisiologiche (b. inibitive del metabolismo; b. distruttive di cellule e tessuti; b. deviative del piano di sviluppo).

CAUSE

Le cause delle batteriosi vegetali possono essere molte e vanno tutte individuate e rimosse per mettere a punto una strategia preventiva che impedisca ai batteri di penetrare nelle piante. Durante la coltivazione e l’irrigazione delle specie coltivate, bisogna fare attenzione ai ristagni idrici che indeboliscono l’apparato radicale facendolo marcire e creando un ambiente utile alla riproduzione dei batteri. Altre cause di batteriosi possono essere le potature errate con tagli imprecisi e lacerazioni profonde che espongono la pianta all’azione di numerosi agenti patogeni. Le ferite dei tagli vanno adeguatamente protette con mastice o altro materiale in modo, da impedire l’ingresso dei batteri  ll’interno delle stesse. Una causa comune di batteriosi può essere anche l’innesto errato o, meglio, eseguito con parti vegetali precedentemente infette. E’ possibile provocare una batteriosi alla pianta quando si usano un nesto o un portainnesto con un principio di infezione. Attirano i batteri anche le scarse pratiche igieniche sugli attrezzi per la coltivazione e la potatura. Tagliare un ramo con un coltello o una cesoia non disinfettata può essere una delle principali cause di batteriosi della pianta.

Prevenzione

Non esistono allo stato attuale presidi fitosanitari specifici per le batteriosi, la soluzione efficace per combattere le batteriosi resta, dunque, la prevenzione, da effettuare periodicamente sia sul terreno che sulle piante stesse. In genere, le batteriosi si prevengono effettuando un’analisi del suolo per correggerne eventuali squilibri nutrizionali, cioè eccessi o difetti di determinate sostanze nutritive indispensabili alla salute e alla buona crescita delle piante. Le batteriosi si prevengono evitando anche i ristagni idrici sul terreno ed evitando le irrigazioni a pioggia, cioè quelle che fanno arrivare alla pianta l’acqua in gocce. Gli attrezzi per la potatura e gli innesti vanno adeguatamente puliti e disinfettati prima di ogni operazione. E’ consigliabile non lasciare tralci di potatura nelle vicinanze della pianta. Se i tagli di potatura sono più grandi di due, tre centimetri, vanno chiusi con mastice miscelato a sali di rame.

 


PRINCIPALI MALATTIE BATTERICHE


GALLE

Corynebacterium fascians

Corynebacterium fascians

Si presentano sotto forma di rigonfiamenti tondeggianti, si possono vedere a livello del terreno ma anche sul fusto dove vi sia stato un taglio o una ferita. Sono i pelargoni zonali ad essere colpiti più frequentemente da questa patologia. Evitare l’eccesso di umidità.


BATTERIOSI XANTHOMONAS CAMPESTRIS PV PELARGONII

BATTERIOSI XANTHOMONAS CAMPESTRIS PV PELARGONII

L’origine di questa malattia è la diffusione di materiale infetto. Le foglie presentano zone triangolari gialle fra le venature più grosse, ne deriva un appassimento ad ombrello dei bordi fogliari. Il fusto si necrotizza. Eliminare velocemente le piante infette, trattare con prodotti a base di rame. (senza foto)

 


TUMORE BATTERICO

(AGROBACTERIUM TUMEFACIENS)

Agrobacterium tumefaciens)  agrobacterium tumefacensis

Questo batterio determina l’insorgenza di tumori, spesso di notevoli dimensioni, su diversi organi legnosi delle piante, in particolare radici. Il tumore altera profondamente la struttura dei tessuti, per cui quando è di dimensioni rilevanti può portare a morte la pianta. Il batterio è in grado di colpire molte specie vegetali; risulta pericoloso nelle coltivazioni di Rosa, fruttiferi ed Evonimus. Da rilevare che il patogeno si conserva nel terreno per almeno 2 anni e che penetra nella pianta principalmente da ferite.

DIFESA

Il controllo dell’Agrobacterium si basa esclusivamente su interventi preventivi, perché non esistono presidi sanitari, autorizzati in agricoltura, in grado di curare questa alterazione. Efficaci risultano lunghe rotazioni con graminacee o altre monocotiledoni e l’immersione delle radici del materiale da mettere a dimora in poltiglia bordolese al 4-5% per 30 secondi. Nella difesa da questo batterio si può anche ricorrere alla lotta biologica basata sull’impiego dell’Agrotacterium radiobacter K84 antagonista di A. tumefaciens; tuttavia attualmente non esistono formulazioni commerciali di questo antagonista.

 


COLPO DI FUOCO BATTERICO (Erwinia amylovora)

COLPO DI FUOCO BATTERICO (Erwinia amylovora)COLPO DI FUOCO BATTERICO (Erwinia amylovora)2COLPO DI FUOCO BATTERICO (Erwinia amylovora)3 

Il colpo di fuoco batterico è una delle malattie più devastanti che colpisce le Pomacee da frutto (melo, pero, nespolo del Giappone, cotogno, sorbo) e molte altre piante della sottofamiglia delle Maloideae, tra cui le specie ornamentali come il biancospino, il cotognastro, l’agazzino, la fotinia. Il numero di specie colpite ammonta a circa 120, tutte appartenenti alla famiglia delle Rosaceae. Originaria del Nordamerica, è comparsa per la prima volta, in Europa, in Germania e Francia e attualmente non ha ancora una significativa diffusione.

Dove giunge seccano improvvisamente (ecco perché colpo di fuoco) soprattutto i peri, i meli, i meli cotogni, i nespoli e poi altri tipi di alberi. L’infezione ha un inizio visibilissimo poiché provoca, soprattutto al momento della fioritura, il disseccamento di tutti i biancospini che, essendo presenti in gran parte del territorio italiano, fanno da segnalatori delle aree di diffusione

Per la sua pericolosità e la necessità di contrastarne la diffusione nell’Unione Europea, il batterio è inserito nella lista europea dei patogeni da quarantena ed in Italia è soggetto alle misure di lotta obbligatoria stabilite dal D.M. 10 settembre 1999 n. 356.

 Ciclo

I fiori, al termine dell’attacco, risultano fortemente anneriti e rimangono in sito, senza cadere. Con condizioni termo-igrometriche elevate compaiono, sul tessuto colpito, delle goccioline dapprima giallastre e poi sempre più scure e dense; queste goccioline costituiscono l’essudato batterico.

In questa fase si ha l’evasione dei batteri dai tessuti infetti e morenti. Sui frutti, specialmente se giovani, si evidenzia dapprima un lieve avvizzimento della buccia e della polpa che prosegue fino al completo annerimento; il frutto assume un aspetto mummificato. Anche sui frutti, in caso di condizioni termoigrometriche elevate, compare l’essudato batterico.

Sui germogli la sintomatologia è tipica. All’inizio compaiono delle zone necrotiche brunastre che avanzano, anche rapidamente, nei tessuti sani provocando una necrosi ed un annerimento dell’asse del germoglio e delle foglie ad esso attaccate. L’infezione, all’inizio, provoca nel germoglio un appassimento apicale che, prima di annerire e necrosare, assume la caratteristica forma “a pastorale” (si ripiega come un manico da ombrello); i germogli successivamente necrotizzano ed anneriscono in questa posizione. Le foglie, annerite e secche, restano tenacemente attaccate all’asse; questo sintomo, molto caratteristico, è un ottimo elemento diagnostico sia in fase vegetativa (il nero dei germogli risalta sul verde della vegetazione), sia alla caduta delle foglie quando si vedono i germogli incurvati con ancora attaccate le foglie. Le foglie inoltre possono essere colpite sia direttamente che indirettamente perché attaccate ad un germoglio.
Nel caso di attacco diretto la sintomatologia è molto specifica: essa consiste nella formazione di una zona triangolare necrotica (dapprima rossastra), con il vertice rivolto verso il picciolo fogliare e la base verso la lamina della foglia. Le foglie attaccate indirettamente manifestano una sintomatologia atipica, con un semplice arrossamento marginale; successivamente si ha imbrunimento e necrosi dell’intera foglia che rimane attaccata agli organi legnosi.

Sugli organi legnosi la sintomatologia si evidenzia a stagione inoltrata; l’esito è una colorazione più intensa della parte della scorza colpita che spesso si fessura ed evolve in cancri più o meno evidenti. La sezione tangenziale delle zone arrossate evidenzia tessuti con un elevato tenore idrico ed arrossamenti (o imbrunimenti) dai quali spesso esce un essudato batterico mucillaginoso.

Quando le lesioni arrivano al colletto o sulle grosse radici, oppure si estendono agli altri organi principali della pianta, l’esito della malattia è, di norma, letale e molto rapido. Infatti il patogeno può provocare sia una morte “lenta” della pianta, sia, molto frequentemente, una rapida morte degli esemplari colpiti (colpo di fuoco).

Il batterio sverna soprattutto nelle lesioni degli organi legnosi (cancri), sotto forma di essudati che dopo la loro formazione si disidratano, trasformandosi in crosticine nelle quali il batterio può rimanere vitale.

Nella primavera la disseminazione avviene soprattutto con l’acqua e con i vettori animali quali gli Uccelli (sulle zampe) ed alcuni Insetti (contatti con il fiore).

La penetrazione avviene: – per ferita; – attraverso gli stomi o gli idatodi; – nei fiori attraverso gli organi riproduttivi che non hanno rivestimenti cuticolari protettivi; questa è la via più frequente ed importante.

L’entrata del patogeno è quindi più probabile in fioritura; in ogni caso il batterio ha un’attività ottimale con temperature di 18-24 °C e nei periodi umidi e piovosi (frequenti durante il periodo di fioritura di molte Rosacee).

Le condizioni essenziali che predispongono un infezione di colpo di fuoco batterico sono le seguenti:

  • la presenza di inoculo batterico e di piante suscettibili alla malattia;
  • la presenza di vie di penetrazione, soprattutto fiori e lesioni della pianta;
  • una temperatura compresa fra i 18 °C e i 30 °C, intervallo ottimale per la moltiplicazione del batterio;
  • l’elevata umidità relativa o un decorso climatico piovoso, fattori che favoriscono la moltiplicazione del batterio

Prevenzione e lotta obbligatoria

A tutt’oggi non esistono metodi di cura efficaci contro la malattia, perciò è fondamentale prevenire l’insorgere di pericolose epidemie di colpo di fuoco attraverso la profilassi e le barriere sanitarie all’importazione. Tali misure si applicano in prima istanza con il costante monitoraggio degli impianti esistenti, al fine di circoscrivere gli eventuali focolai d’infezione, e l’impiego di materiale vivaistico sano, preferibilmente proveniente da regioni non colpite dalla batteriosi, al fine di limitare la nascita di nuovi focolai d’infezione.

Per una corretta profilassi è inoltre indispensabile che i frutticoltori seguano le direttive di lotta obbligatoria, che impongono l’immediata segnalazione di casi sospetti agli organi competenti (Osservatori per le malattie delle piante). Questi provvedono all’estirpazione e alla bruciatura delle piante colpite dalla malattia e alla delimitazione dell’area di sicurezza attorno al focolaio d’infezione, zona in cui svolgere periodici ed oculati controlli.

È possibile, in condizioni di pressione selettiva notevole ed in ambienti favorevoli alla malattia (appunto i vivai), eseguire trattamenti a base di Rame (batteriostatico), a dosaggi variabili a seconda delle formulazioni, del tipo di pianta e della fase fenologica.

 


 

BATTERIOSI DELLA MAGNOLIA

(Pseudomonas syringae)

Pseudomonas syringae

La malattia causata da questo batterio si presenta con delle macchie fogliari a contorno angolare, di colore scuro e contornate da un lieve alone clorotico. L’alterazione si manifesta nel periodo primaverile in particolare sulle giovani foglie. Con il sopraggiungere dei caldi estivi la sintomatologia tende ad attenuarsi ed in certi casi a scomparire. Le aree fogliari colpite tendono a disseccare e cadere. Vanno particolarmente soggette a questo tipo di alterazione le magnolie spoglianti, mentre la Magnolia grandiflora è abbastanza resistente al patogeno.

DIFESA

Il batterio si perpetua da un’anno all’altro nelle gemme e nelle cicatrici fogliari. Per controllare l’alterazione si consigliano trattamenti a base di prodotti rameici alla caduta delle foglie e alla ripresa vegetativa. E’ da ricordare che il rame può causare fitotossicità sulla nuova vegetazione delle magnolie in primavera, per cui è necessario usare dosi ridotte.

 


ROGNA DELL’OLIVO E DELL’OLEANDRO

(Pseudomonas savastanoi)

ROGNA DELL’OLIVO E DELL’OLEANDRO (Pseudomonas savastanoi)ROGNA DELL’OLIVO E DELL’OLEANDRO (Pseudomonas savastanoi)2

Questo parassita batterico provoca danni principalmente sui rami dell’Olea europea e del Nerinum oleander. Su questi organi produce delle escrescenze di dimensioni variabili, di forma sferoidale, di consistenza legnosa e superficie rugosa. Questi tubercoli, anche se successivamente vanno incontro a disfacimento, determinano un deperimento della pianta e un suo deprezzamento commerciale.

Il patogeno è in grado di penetrare nella pianta solo da ferite sia naturali (freddo, grandine, ecc…) che provocate dall’uomo (potatura, ed altro).

Il controllo di questo batterio può essere realizzato con l’uso di prodotti rameici. Queste sostanze (poltiglia bordolese, ossicloruri di rame, ed ossiduli di rame), hanno proprietà batteriostatiche per cui riescono a prevenire le infezioni batteriche.

Irrorazioni con prodotti rameici, specialmente subito dopo freddi intensi e grandinate, possono garantire una buona difesa dalla rogna.

 


 

 

 

 

 

 

 

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